TOPO

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RATTUS RATTUS
Al genere Rattus appartengono roditori di medie e grandi dimensioni, con lunghezza della testa e del corpo tra 133 e 271 mm, la lunghezza della coda tra 108 e 302 mm e un peso fino a 500 g.Il cranio è allungato.
Il corpo è solitamente compatto. La pelliccia è ruvida, spesso cosparsa di peli semi-spinosi. I piedi sono lunghi e sottili, tipici delle specie terricole. Le tre dita centrali sono uguali tra loro in lunghezza, il quinto raggiunge la base del quarto, mentre l’alluce è solitamente più corto del quinto dito. I cuscinetti sono 5 sul palmo delle mani e 6 sulle piante dei piedi. Le zampe anteriori hanno il terzo ed il quarto dito più lunghi. La coda è generalmente più lunga della testa e del corpo, scarsamente ricoperta di peli e rivestita di scaglie disposte ad anelli sovrapposti. Le orecchie sono di proporzioni normali.
RATTUS NORVEGICUS
Può misurare fino 40 cm, di cui poco meno della metà spettano alla coda, per un peso medio di 350 g: alcuni esemplari di eccezionale grandezza raggiungono il chilogrammo di peso, mentre sembrerebbero frutto di invenzioni, o di confusione con altre specie di roditore (come la nutria od il topo muschiato), gli avvistamenti di esemplari ancora più grossi. I maschi sono solitamente più grossi e robusti rispetto alle femmine.
Un cranio di ratto grigio: notare le due creste ossee sulla parte superiore.
Il pelo è corto ed ispido ed ha un colore che va dal grigiastro al bruno, con brizzolature nere o bianche sul dorso: verso il ventre, il colore tende a divenire man mano più chiaro, fino a sfumare addirittura nel bianco sul basso ventre.
TOPO DOMESTICO(mus domesticus)
Si tratta della specie di gran lunga più diffusa del genere Mus, rappresentato nel mondo da una quarantina di specie: il topo domestico si può infatti trovare comunemente in quasi tutti i paesi del mondo, spesso al fianco degli umani, che involontariamente gli procurano vitto ed alloggio, ma non sempre in armonia con loro, in quanto i topi possono arrecare danni anche ingenti alle colture ed alle dispense di cibo, oltre a rendersi vettori di una serie di malattie, come la leptospirosi.
I topi adulti misurano una ventina di centimetri, di cui la metà o poco meno spetta alla coda: il peso invece oscilla fra i 10 ed i 25 grammi.
Il pelo corto e lucente, varia individualmente dal brunastro al nero. Esso ricopre interamente il corpo, tranne zampe, orecchie, coda e punta del muso, che sono quasi del tutto glabre e di colore grigio-rosato.

Zanzara

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La zanzara comune (Culex pipiens Linnaeus1758) è la specie di zanzara appartenente al genere Culex più comune nell’emisfero boreale

La femmina di questa specie punge l’uomo e altri animali a sangue caldo per nutrirsi del sangue che le è indispensabile per la produzione delle uova. Essa è dotata di sensori che le permettono di localizzare le proprie prede captando le emissioni termiche, la CO2 e alcuni odori che esse emettono. In alcune circostanze sembra essere attratta anche dalla luce.

Le antenne: quelle delle femmine sono sottili, mentre quelli dei maschi sono piumose.
Il corpo: è lungo da 5 a 7 mm; nella femmina l’addome, di colore bruno, si deforma aumentando di dimensioni quando l’insetto si nutre di sangue.
Le ali: si estendono leggermente al di fuori dell’addome e sono coperte e bordate di squame. Queste ultime si possono osservare facilmente mettendo la superficie inferiore o superiore di un’ala a contatto con del nastro adesivo trasparente e posizionando tale nastro al posto della pellicola di una diapositiva che poi viene osservata utilizzando un proiettore.

Questa specie frequenta di preferenza acque piuttosto calde e stagnanti, ma si può trovare anche in ambienti forestaliombrosi, all’interno di pozze e fossi ricchi di foglie morte e anche case umide. La zanzara è presente di solito in estate.

Zanzara Tigre

La Zanzara Tigre è lunga dai 2 ai 10 millimetri. È vistosamente tigrata di bianco e nero. I maschi si contraddistinguono dalle femmine in quanto sono più piccoli di circa il 20%; nonostante ciò possiedono una morfologia molto simile. Come tutte le specie di zanzare, le antenne dei maschi sono decisamente più folte rispetto a quelle delle femmine. I palpi mascellari dei maschi sono più lunghi delle loro proboscidi; invece i palpi mascellari delle femmine sono molto più corti.[2][3]

A differenza di altre specie (come quelle indigene dell’Europa), la zanzara tigre è attiva durante il giorno, e non solamente all’alba o al tramonto; è perciò responsabile per le punture degli uomini e degli animali durante il giorno. La zanzara tigre punge rapidamente riuscendo così a fuggire velocemente.

Le zanzare tigre depongono le uova spesso in piccoli contenitori con piccole quantità di acqua: vasi, sottovasi, fognature otturate, grondaie, recipienti di scarto. Le uova resistono alla siccità e possono sopravvivere finché il contenitore dove sono state deposte non si riempia nuovamente di acqua piovana. La zanzara tigre ha un limitato raggio d’azione (meno di 200 metri); perciò i luoghi di deposizione delle uova sono vicini a dove si osservano le zanzare.

Scarafaggi

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Particolarmente sgradevoli nell’aspetto e immediatamente collegati all’idea di sporcizia, sono animali potenzialmente nocivi: le  blatte trasportano infatti agenti patogeni e contaminano gli ambienti in cui viviamo e gli alimenti che mangiamo
Le blatte sono insetti che rifuggono dalla luce e prediligono ambienti umidi, dove trovano residui organici di cui alimentarsi. Di giorno si nascondono nelle crepe dei muri, sotto i battiscopa o in altri nascondigli, specie se umidi e vicini a fonti di calore (es.: compressore del frigorifero, canali di passaggio per i tubi dell’acqua calda, fornelli ecc.), ma anche all’interno di cantine e fognature, sono insetti appartenenti all’ordine Blattoidea. Possiedono zampe larghe che consentono loro di correre molto velocemente; hanno un corpo piatto che permette loro di entrare in crepe e fessure molto strette. Presentano un apparato boccale masticatore tale che possono cibarsi dei materiali più vari.
Vivono in maniera gregaria e sono generalmente attivi nelle ore notturne. Alcune specie (Blattella germanica) hanno le zampe fornite di ventose e possono arrampicarsi su superfici verticali perfettamente lisce e sui soffitti. Se ne conoscono 3500 specie, di cui 400 presenti anche in Italia, ma quelle più comuni e dannose per l’uomo sono in particolare tre

 lo scarafaggio nero di fogna (Blatta orientalis)
 il fuochista (Blattella germanica)
– lo scarafaggio americano (Periplaneta americana)


 

Blatta Orientalis

 Colore: dal marrone scuro al nero
 Lunghezza: 2,5 cm (M) – 3,2 cm (F)
 Testa: medio-piccola
 Torace: piccolo
 Addome: medio grande, rappresenta circa il 50% del corpo
 Antenne: lunghe molto mobili
 Ali nel maschio: sviluppate ma inadatte al volo
 Ali nella femmina: appena accennate
 Abitudini: prevalentemente notturne, durante il giorno si nasconde nei mobili
 Vita media: 5-26 settimane                                                                                                                                              
Dove si trova: intercapedini, canali delle tubature, scarichi, fosse ettiche
Nutrimento: onnivora

Comportamento
È una specie onnivora e molto vorace. Oltre ai danni che arreca nutrendosi a spese di derrate alimentari, trasferisce a queste un disgustoso odore, causato dal secreto di alcune ghiandole. Inoltre, può essere ospite intermedio di altri parassiti (nematodi) che passano inalterati attraverso l’intestino dell’insetto. Questo scarafaggio predilige luoghi umidi e caldi, è di costumi prevalentemente notturni e rifugge alla luce. Nelle città ha trovato come habitat ideale il sottosuolo e i sistemi fognari, arrivando negli edifici attraverso gli scarichi e le tubazioni, pertanto il loro corpo è carico di microrganismi patogeni che rilasciano con il loro passaggio sulle superfici o sulle derrate alimentari, contaminandoli.


Blattella Germanica

 Colore: marrone chiaro, snella e lunga è agile ed invadente
 Lunghezza:1,3-1,6 cm
 Testa:
 piccola
 Torace:
 piccolo, con due strisce divergenti nere sul pronoto
 Addome:
 medio grande, rappresenta circa il 50% del corpo
 Antenne:
 lunghe molto mobili
 Ali:
 in entrambi i sessi ben sviluppate, utilizzate per attutire i salti dall’alto
 Vita media:
 20-30 settimane
 Dove si trova:
 nelle zone umide, dietro o vicino a  lavatrici, lavastoviglie e lavandini
 Nutrimento:
 onnivora

Comportamento
Può essere considerata un vero flagello per la rapidità di moltiplicazione che ne favorisce una continua e progressiva diffusione in nuovi ambienti. In locali con microclima caldo-umido, come ad esempio quelli di lievitazione della pasta, di conservazione e lavorazione degli alimenti, forni di cottura, sono frequentemente invasi da questo insetto, attivo anche nelle ore diurne sulle pareti, intorno ai lavandini e lungo le tubazioni per l’acqua calda e vapore. Molto frequente nei locali per la ristorazione collettiva dove spesso si intrattiene vicino le macchine per il caffè; si ritrova anche negli ambienti adattati a piscina coperta ove colonizza le condutture per il condizionamento e negli ospedali. Viene quasi sempre veicolata con le merci in quanto depone le ooteche nei cartoni per imballaggio.


Periplaneta americana

Colore: marrone – castagna, con una marcatura tra la fascia dorsale e lo scudo toracico
Lunghezza:
 3-5 cm
Testa:
 medio piccola
Torace:
 piccolo
Addome:
 medio grande, rappresenta circa il 50% del corpo
Antenne, ali:
 maschi e femmina hanno ali ben sviluppate e adatte al volo
Vita media:
 15-84 settimane
Dove si trova:
 piani interrati, contenitori di rifiuti; porti, stive delle navi, città di mare
Nutrimento:
 onnivora                                                                                                                                                                           

Comportamento
È la specie più grande rispetto alle precedenti (3-5 cm), è diffusa soprattutto nelle regioni del centro-sud Italia e nelle città portuali. Gli adulti vivono anche 2 anni e resistono a lunghi periodi di digiuno. Questa specie presenta caratteristiche comportamentali intermedie alle precedenti, in quanto si adatta bene nelle industrie alimentari, viene veicolata con le merci e trova anche un habitat ideale nel sottosuolo e nei sistemi fognari.

 

Formica

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Come gli altri insetti, le formiche hanno il corpo diviso in capo, torace e addome. Hanno sei zampe, apparato boccale masticatore con robuste mandibole e antenne genicolate. Tra il torace e l’addome le formiche hanno un restringimento derivato dalla modificazione strutturale dei primi due uriti del gastro, nodulare o squamiforme, che prendono il nome di peziolo e post-peziolo.
Il colore più tipico delle formiche è nero, ma ve ne sono molte che variano dal rosso all’arancione al giallo e al verde (Oecophylla smaragdina e Rhytidoponera metallica). Le antenne sono costituite da una parte basale, costituita dallo scapo e dal pedicello, e una flessibile, detta funicolo, costituita da una serie di segmenti il cui numero varia a seconda delle specie.

Le operaie delle formiche hanno dimensioni variabili da 1 a circa 30 mm di Camponotus gigas; di norma le femmine feconde (le cosiddette regine) sono più grandi delle operaie sterili e in alcune specie possono raggiungere anche i 6 cm (Dorylus wilverthi).

Le operaie hanno un capo grosso e robusto, mandibole forti ma meno sviluppate di quelle dei soldati, occhi piccoli, antenne formate da undici o dodici segmenti o anche meno. Dopo i due segmenti del peduncolo addominale, l’addome si ingrossa e al suo apice porta l’aculeo a volte funzionante, mentre in altri casi è atrofizzato (Formicinae, Dolichoderinae). Le operaie e i soldati differiscono perché i secondi hanno un capo molto più grosso. La femmina feconda è più grossa, possiede gli ocelli e le ali che però cadono dopo l’accoppiamento. I maschi sono in genere piccoli, sempre provvisti di ali e hanno occhi e ocelli molto sviluppati; il loro torace è più grande, mentre le tre paia di zampe, comuni a tutti gli insetti, sono piccole. In quasi tutte le specie, le operaie sono prive di ocelli, anche se le regine e i maschi ne sono spesso muniti. L’apparato digerente delle formiche comprende due espansioni a sacco, dette ingluvie e ventriglio. Nel primo sacco vengono accumulate le sostanze alimentari; di queste, solo una piccola parte passa nel ventriglio e viene digerita e assimilata dall’individuo.

Il resto del cibo contenuto nell’ingluvie viene rigurgitato e dato come cibo agli altri componenti della società. Fra gli organi di senso, il più sviluppato è l’olfatto che ha la sua sede nelle antenne e serve alle formiche per percepire le sensazioni più comuni e utili alla vita. Gli occhi non danno sensazioni molto precise. Alla base delle mandibole sboccano i condotti di particolari ghiandole poste nel capo e secernenti una sostanza che, mescolata a legno triturato, forma il cartone utilizzato da alcune specie per costruire il nido. Nell’ultima porzione dell’addome, sboccano le ghiandole del veleno contenente acido formico e altre sostanze tossiche o irritanti, oppure, in altre specie, speciali ghiandole anali secernenti una sostanza odorifera contenente acido butirrico, “iridomirmecina” e altre particolari sostanze odorose e ripugnanti che sono schizzate lontano per difesa o offesa.

In alcune specie sul peduncolo e all’inizio dell’addome, sono posti gli organi stridulanti che, per sfregamento, emettono deboli suoni

Vespa

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Lunghi da 1 a 5 cm [1], i vespidi hanno corpo bruno o nero a strisce gialle o variamente colorato nelle specie di paesi tropicali (colori aposematici).

Le vespe comunemente dette (come Vespinae e Polistinae) sono insetti sociali: le loro società comprendono femmine sterili, operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo.[2]

Nell’ordine degli Imenotteri si riscontrano molti altri esempi di socialità più o meno evoluta: il livello di socialità delle vespe, anche se spesso complesso ed affascinante, è meno “evoluto” di quello delle api e di molte specie di formiche che rappresentano gli esempi evolutivi più alti della socialità fra gli insetti. La socialità è apparsa negli imenotteri diverse volte durante la storia evolutiva dell’ordine. Probabilmente questa particolarità è data da una caratteristica genetica per la quale tutti i maschi sono di tipo aploide, mentre le femmine sono tutte di tipo diploide. Secondo un calcolo piuttosto complesso le sorelle fra loro sarebbero geneticamente simili per il 75% mentre condividerebbero solo il 50% del patrimonio genetico con le madri.[3] Secondo alcuni studiosi[4] le femmine sarebbero perciò portate ad aiutare la madre a generare sorelle invece di dedicarsi a generare prole propria.

I nidi possono essere più o meno complessi e sempre costituiti di un materiale simile al cartone che viene creato impastando del legno con la saliva (da qui il soprannome di vespe cartonaie)[5]. Sono posti a seconda della specie su rami, rocce, nelle cavità dei tronchi oppure sottoterra o ancora manufatti antropici come camini, sottotetti, l’interno delle travi di metallo, verande, serre, vetture abbandonate ecc. e sono divisi in cellette esagonali con apertura inferiore o laterale. Il numero di componenti di una società può andare da alcune decine (è il caso ad esempio del Polistes gallicus diffuso in tutta l’Europa meridionale) a più di 100.000 individui come nel caso di certe specie tropicali.

 

Gli adulti delle vespe si cibano del nettare dei fiori ma predano piccoli insetti per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido. Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve che per rapporti sociali attraverso trofallassi, nonché come scorte di glucidi.

Le femmine sono dotate di un aculeo velenoso che utilizzano esclusivamente per difesa, la cui puntura è dolorosa, in alcuni casi pericolosa perché potenzialmente in grado di scatenare forme allergiche. In tal senso, la vespa più pericolosa è spesso considerata il calabrone, nonostante la loro aggressività pari o anche minore rispetto ad altre specie.

Termite

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Sono insetti alati[2], meiotteri o atteri, con livree di colori uniformi, pallidi o poco vivaci, e con esoscheletro di solito di debole o mediocre consistenza[3].

Presentano un polimorfismo anfipecilico, con maschi e femmine fecondate inizialmente alati[4] e maschi e femmine sterili (operai e soldati) sempre atteri, monomorfici o polimorfici.

Le termiti sono organismi xilofagi (cioè divorano legno); la loro importanza ecologica dipende dal fatto che l’equivalente di un terzo di tutta la materia prodotta ogni anno dalle piante viene divorata da loro. In un ecosistema terrestre, la produzione di materia vivente è pressoché ininterrotta, e se essa non venisse demolita con una velocità correlata a quella con cui viene formata, dopo poco tempo il sistema entrerebbe in crisi, perché verrebbero a mancare sia lo spazio per i nuovi organismi, sia i materiali per continuare la produzione. La distruzione del legno, delle altre parti vegetali e degli altri residui organici, assicura la liberazione di nutrienti nel terreno che, in tal modo, diviene fertile.

Con le loro robuste mandibole esse frantumano la massa legnosa e se ne nutrono; inoltre l’alimento viene distribuito tra gli individui della colonia mediante il rigurgito bocca a bocca (trofallassi oro-orale), o anche mediante trofallassi oro-anale.

Il capo è prognato o subprognato, libero, abbastanza mobile, di forma e dimensioni varie a seconda delle specie e/o delle caste; in certi casi (“soldati nasuti”) è prolungato dorsalmente ed anteriormente in una sorta di tubulo al cui apice si apre il dotto della ghiandola frontale, frequentemente fornito di solco epicraniale variamente sviluppato.

Occhi e 2 ocelli, o mancanti.

Le antenne sono di modesta lunghezza, moniliformi, composte di un numero di antennomeri tra 9 e 32[5].

Apparato boccale masticatore. Labrum sviluppato, ma assai variabile nella forma e talvolta allungatissimo. Mandibole robuste, di forma e dimensioni varie, talora (nei soldati) enormi, mostruose o asimmetriche, talora piccolissime o subatrofiche. Mascelle con lobi distinti, galea spesso bisegmentata, lacinia sclerificata e distalmente fornita di formazioni spiniformi, palpi 5-articolati. Labium con submento e mento fusi assieme e con premento provvisto di glosse, paraglosse e palpi 3-articolati. Collo con scleriti cervicali.

Torace depresso e con noti ampi. Protorace libero ed a volte più grande dei segmenti seguenti; questi ultimi sono simili tra loro.

Zampe ambulatorie, simili tra loro, con coxe grandi e ravvicinate, tarsi comunemente di 4 articoli, raramente 5-articolati o imperfettamente 5-articolati, pretarsi con 2 unghie e forniti, o no, di arolio.

Ali grandi, membranose, subuguali (da cui il nome)[6], con venulazione primitiva o ridotta, e priva di nervature trasverse (queste ultime spesso sostituite da un finissimo ed irregolare reticolo); ad eccezione dei Mastodermatidi, le ali presentano subprossimalmente una linea trasversa preformata di rottura (detta “solco omerale”), lungo la quale si spezzeranno dopo il volo prenuziale, lasciando attaccata al torace la cosiddetta “squama omerale”.

Addome sessile, composto da 10 uriti, con l’XI urotergo fuso con il X, e l’XI urosterno ridotto e rappresentato da un paio di paraprocti. VII urosterno molto grande nella femmina, in cui ricopre, completamente o parzialmente, l’VIII ed il IX. IX urosterno provvisto, o no, di stili in ambedue i sessi[7]. Cerci 1-8 articolati.

Cimice

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Le cimici sono ectoparassiti temporanei dei vertebrati omeotermi; hanno regime dietetico ematofago, ma non vivono sul corpo dell’ospite, insediandosi in microambienti in sua prossimità. Si rinvengono infatti sui trespoli e nei nidi degli uccelli, nelle tane, nelle abitazioni. Le specie associate all’uomo sono Cimex lectularius, Cimex hemipterus e Leptocimex boueti.

L’aspetto fisiologico-etologico di maggior interesse è il tipo di inseminazione, extragenitale e traumatica. Negli Insetti, questo tipo di inseminazione ricorre fra gli Strepsitteri e alcuni Cimicomorfi: la generalità dei Cimicidi, una parte degli Antocoridi e alcuni Miridi. Nei Cimicidi, il maschio perfora l’addome della femmina con l’organo copulatore, in corrispondenza dell’organo di Ribaga, e introduce gli spermatozoi nella cavità emocelica, attraverso la quale si sposteranno fino a raggiungere gli ovidutti. L’organo di Ribaga rappresenta un adattamento della femmina finalizzato a ridurre il costo biologico dell’inseminazione traumatica. [1]

Le cimici sono insetti di piccole dimensioni, con corpo appiattito in senso dorso-ventrale e dal profilo ovale od oblungo.

Il capo è provvisto di occhi, ma privo di ocelli, ha antenne composte da 4 articoli, di cui i due terminali alquanto sottili e allungati. Il rostro anch’esso composto da 4 segmenti.

Il torace si osserva una caratteristica conformazione del pronoto, che presenta due espansioni laterali che si protraggono in avanti quasi fino all’altezza degli occhi. L’intera famiglia è interessata dal meiotterismo: le ali posteriori sono assenti e quelle anteriori sono ridotte a due piccole squame sclerificate. Il sistema efferente delle ghiandole odorifere è rudimentale. Le zampe sono fornite di tarsi triarticolati.

L’addome è molto più sviluppato, in larghezza e lunghezza, delle altre due regioni del corpo. L’elemento morfologico più evidente è l’adattamento al tipo di riproduzione di questi insetti. Le femmine presentano, nella parte latero-ventrale dell’urite V, una fenditura, detta organo di Ribaga, attraverso la quale avviene la copulazione. L’organo copulatore del maschio è asimmetrico, costituito dall’edeago e dal paramero sinistro, adattato all’inseminazione traumatica per via emocelica.